Romolo Crudo

Mi chiamo Romolo Crudo e sono nato in Belgio nel 1951, 67 anni fa a Charleroi, in terra straniera, per modo di dire.

In effetti anche in Belgio mi sono sempre sentito a casa mia. A Jumet c’era una comunità di Casarano, a Fontaine-l’Évêque c’era quella di Supersano, a Montigny-le-Tilleul c’erano invece molti taurisanesi e così, via dicendo.

Marilena Martina e Romolo Crudo

Marilena Martina con Romolo

A dire il vero i taurisanesi erano sparsi ovunque. I miei genitori, zii e parenti quando parlavano tra di loro mica parlavano italiano. Mantenevano usi, costumi e alimentazione come se fossero in Salento. All’età di 10 anni, ritornati in Salento perchè mio padre si era pensionato dalla miniera di carbone, non sapevo una parola di italiano. Conoscevo il francese, perchè avevo frequentato le scuole elementari fino alla 4°, il vallone, che è un dialetto belga, e il dialetto salentino.

A Taurisano mi ritrovai in una realtà difficile che ho subito accettai. Ero passato dalla modernità del Belgio alla povertà e alla mentalità taurisanese, una realtà rude e allo stato primitivo, con strade non asfaltate e bambini che giocavano col sangue ai piedi, perché erano scalzi, per risparmiare sulle scarpe.

Un giorno, all’età di 10 anni, andammo a piedi con mia madre a Torrepaduli, più o meno a 4 km da Taurisano, percorrendo una strada di campagna stretta, segnata dai solchi delle ruote dei carri da traino. Andammo alla Festa di San Rocco. Quì comprammo le “zagareddhe” (nastrini colorati), cose che tutt’ora compro, evitando i colori giallo e rosso, in linea con la compagnia musicante.

Una tromba di creta a un giro costava 50 lire, a due giri costava cento lire. Vidi per la prima volta una cerchia di gente, una immensa folla. Per la prima volta vidi la ronda, più di mezzo secolo fa.

Vidi una donna sulla trentina d’anni con una gonna variopinta che invitava l’uomo con “la mossa”, un movimento sensuale del bacino, simile a quello che fanno le danzatrici del ventre. L’uomo le si avvicinava e iniziavano così la danza sul ritmo dei tamburelli e delle armoniche a bocca, allora chiamate organetti.

Non conoscevano le note, suonavano a orecchio una danza da corteggiamento discreta, semplice e pulita. I cambi avvenivano con ordine. I danzatori erano pochi e la folla tanta. Ballavano al ritmo del tamburello e la donna faceva la donna. In quel momento lei non era più l’essere inferiore nella scala sociale patriarcale. Questo era il suo giorno, il giorno in cui lei poteva dire all’uomo “se mi vuoi, mi devi conquistare” e l’uomo faceva la sua parte. Non dimenticherò mai gli sguardi che si scambiavano durante quella danza. Sembrava che si parlassero con gli occhi e ne rimasi affascinato e incantato. Allora non capivo molto il significato di quella danza. Agli adulti che assistevano allo spettacolo iniziai a fare domande, ma le risposte erano frettolose. Iniziai così ad approfondire l’argomento, più di mezzo secolo fa. Il mio primo approcico fu visivo, da semplice curioso. Mai avrei immaginato che un giorno sarei diventato ballerino di pizzica anche se già lo desideravo con tutto me stesso. Conobbi quindi quella sarebbe diventata mia moglie: Isabella Deicco, figlia di Livia Primoceri e Stefano Deicco, nipote di Rosa Schiavano, contadina dalla nascita. Questo succedeva nel 1973, appena finito il servizio mlitare. Io avevo 22 anni e mia moglie 15 anni, praticamente una ragazzina. Le chiesi dove andava a scuola e lei, come se si aspettasse un mio rifiuto, mi disse “See, io sono contadina e lavoro in campagna. Accudisco i miei 4 fratelli più piccoli e faccio anche le faccende di casa, perchè i miei genitori lavoravano dalla mattina alla sera”. Se non l’avessi conosciuta non mi sarei mai sposato perchè mi sentivo e mi sento tuttora uno spirito libero. Per via dei matrimoni varii la sua famiglia era imparentata con le famiglie Toma, Pecoraro e Schiavano, per via della nonna. Loro suonavano tamburelli e armoniche a bocca e danzavano tutti la pizzica pizzica. Alcuni di loro ballavano camminando e a passi alternati “Lu caminatu tou pare ca balla”. Andai a trovarla con la 5oo di colore blu scuro, percorrendo oltre 150 km di strada.  Rimasi con loro per 6 mesi, a dare una mano per il tabacco. Si iniziava alle tre del mattino e si finiva alle 11 di sera. Si mangiava e si dormiva ma per sei mesi non c’erano domeniche e non c’erano feste. Mentre infilavano le foglie di tabacco cantavano un’aria a tre: mia moglie, sua madre e sua nonna. Ogni tanto anche mio suocero si inseriva nel canto. Come avrei voluto aver in quel periodo la videocamera. La nonna di mia moglie mi raccontava che i suoi genitori non volevano l’uomo che poi lei avrebbe sposato e per comunicare loro lo facevano cantando. Non c’erano nè Messenger né Whatsapp.

Veronica Calati e Romolo Crudo

Veronica Calati e Romolo Crudo

Emigrai quindi nuovamente in Belgio. Innamorato della danza, andavo nei locali a ballare il liscio. Non era il liscio da sala o quello accademico che io ballavo. L’unica cosa che questo aveva in comune con la pizzica era lo sguardo. Guardavo la ragazza che ballava con me negli occhi. Sapevo parlare bene il francese ma sbagliavo appositamente perchè sapevo che lei mi avrebbe corretto. Come uomo dovevo conquistarla e la mia tattica era semplice. Le stringevo la mano mentre ballavamo. Se lei non rispondeva, capivo subito che non c’era niente da fare. Se rispondeva, appoggiavo la mia guancia alla sua e, se non si ritraeva, la conquista era data. Avevo i baffoni come li tengo ora. Intorno agli anni ottanta venne un gruppo d pizzica a Taurisano, in Piazza Fontana. A Taurisano erano i primi gruppi di pizzica che si vedevano nelle piazze. Il gruppo si chiamava Officina Zoe. Tanta gente ascoltava ma nessuno ballava. Vidi però una ragazza magrolina che aveva una gonna per la pizzica e un fazzoletto davanti al viso. Non sono sicuro ma somigliava molto a Raffaella Aprile, una bravissima cantante popolare di Calimera. Quanto avrei voluto saper ballare in quel momento. Qualche anno dopo mi capitò di ballare due volte con lei e mi piacque moltissimo. La mia fase da curioso e osservatore continuò fino al 2001, quando venne a Taurisano un gruppo di Corigliano o Martano. Si chiamavano I Figli di Rocco. C’erano 4 ballerine al seguito e un solo ballerino, poco più di un ragazzino. Il suo nome era Andrea Caracuta e, col passare degli anni, sarebbe diventato mio amico e un consolidato ballerino della Notte della Taranta. Attualmente lui è l’unico ballerino uomo leccese.

Una delle 4 ballerine mi prese per mano e mi disse “Vieni, balliamo”. Io impacciato le dissi “mi piace molto ma non ho mai ballato”. Lei mi rispose “E’ facile. Come prima regola guardami negli occhi e non voltarmi mai le spalle, poi segui il ritmo del tamburello, battendo il piede con o senza saltello”. La corteggiai come quando si sta corteggiando la propria moglie. Durante il primo ballo mi limitai a ballare da fermo. Durante il secondo, poco distante da me c’era un rom salentino della famiglia Rinaldi. Lo iniziai a imitare e feci altri 5 balli. Non dimenticherò mai gli occhi di quella ragazza, il suo viso e i suoi cappelli raccolti. Non mi fermai più e partì con la neo pizzica. Frequentavo diversi corsi tenuti da alcuni maestri. Qualcuno di loro si è dimostrato serio e preparato, altri invece inventavano di sana pianta e tutt’oggi prendono in giro la gente. Dicevano che ero bravo e piaceva il mio modo di ballare. Venni quindi contattato dai Criamu, un gruppo rom salentino, per fare il ballerino al Festival Internazionale del Mediterraneo, che si teneva in provincia di Bari.

Laura Boccadamo e Romolo Crudo-2

Laura Boccadamo e Romolo Crudo

Fu allora che conobbi in contemporanea due stupende ragazze che, diverse nello stile e nel carattere, per vie parallele, hanno sviluppato un proprio percorso: Veronica Calati e Laura Boccadamo. Veronica di Miggiano e Laura di Specchia, due paesi vicini tra loro. Per tre anni ho girato insieme a loro, ballando la pizzica salentina in paesini della Calabria, dell’Abruzzo, del Molise e della Basilicata. Fu allora che la compagnia musicante mi propose di fare una esibizione nel carcere di Taranto con la loro ballerina storica (Elisa De Santis). Mi chiesero quindi se me la sentissi di tenere un corso di pizzica presso la loro sede. Accettai e divenni il ballerino del gruppo. Avevo però già iniziato la mia invenzione del “ritorno al passato” perchè mi ero accorto che stava scomparendo la “nostra” Pizzica, quella vera e secondo me la più bella, pur con tutto il rispetto che porto per le altre zone della Puglia. Il mio percorso però si è rivelato in salita. Il carattere che mi contraddistingue, però, mi ha portato ad affrontare con coraggio questo percorso. Con la compagnia musicante mi sono arricchito della tradizione perchè loro sono dei calabresi tradizionalisti e “integralisti”, per modo di dire. Nel mondo dello spettacolo o fai parte di un gruppo famoso che gira il mondo e subito ti fai un nome o sei raccomandato da sistema di monopolio, dai nuovi feudatari che si sono impossessati della nostra tradizione popolare. Anche se la pizzica si fa in Salento, gli ordini ormai provengono da Roma. Tutto è diventato uno spettacolo commerciale. Devi essere giovane e bello e godere dell’aiuto di qualche politico o sponsor, indipendentemente dalla bravura. Io avevo quindi una sola possibilità: il web.

Mia moglie mi sopportava e filmava e io mi sono messo in gioco e sono piaciuto al popolo. Non mi importa dei padroni, la tradizione popolare non deve avere padroni. Ho deciso di scendere in campo in prima persona perchè in tutto il mondo stanno facendo vedere una immagine falsa della nostra tradizione, fatta eccezione per le bravissime ballerine e per il nostro ballerino leccese. Tutto il resto è una immagine falsa della nostra tradizione.

Romolo Crudo durante una ronda a Torrepaduli

Romolo Crudo durante una ronda a Torrepaduli

Devo ringraziare Rosaria Ricchiuto e Cesare Vernaleone che mi hanno chiamato a ballare sul grande palco del Concertone di San Rocco, senza i coreografi che mi dicessero come dover ballare. Ringrazio anche Antonio Melegari degli Ucci Festival che mi ha chiamato per far parte del corpo di ballo degli Ucci Festival, un corpo di ballo dove tutti sono leccesi.

Ringrazio poi Anna di Bergamo che mi ha sostenuto, incoraggiato e aiutato nell’evento di Suisio (Bergamo), Alessandro Folghera con cui organizziamo per Pizzica a Brescia, uno stage il 7 dicembre 2018, ancora Rossella Salvucci, Morena Monaldi e l’associazione pizzicata di Ascoli, Spazio Folk e Francesco Pagliara, DNA salentino, con la sua associazione, Lucia Cervone (iniziativa il 16 dicembre presso Avana Club a San Severo). Negli anni passati ho invece tenuto stage a L’Aquila con Tiziana D’Ascenzo, uno stage a Manfredonia con Maria Lerizia Totaro, gli stage a Chieti Scalo con Pamela Pingiotti e gli stage a San Giorgio del Sannio (Benevento) con Selena Sacco.

Tutto questo è il mio romanzo, la mia biografia.

Romolo Crudo, italiano tradizionalista e integralista, eletto dal Popolo, nel pieno spirito della tradizione popolare, senza padroni.

Ogni stage lo svolgo col cuore e con passione per amore delle nostre radici.

Grazie Popolo, Vi Amo.

Foto per la stampa (file zippato) 

File Zippato